narcismo perverso

Roma 16 luglio 2020

A cura del dott. Marco Salerno

 

Chi ha patito violenza da parte di un narcisista ha visto la propria autostima incrinata sia da un punto di vista emotivo sia fisico.  Spesso si nega l’effetto della violenza, credendo che accada a tutti o in ogni famiglia ma non e’ così. Si potrebbe credere che il narcisista sia così  bisognoso di aiuto da giustificare ogni suo comportamento e ci si convince di avere torto e di dover cambiare.  Negare la realtà può essere una difesa a breve termine per affrontare sentimenti  che possono altrimenti travolgere.  La negazione può protegger da realtà non chiare e che abbiamo difficoltà a gestire ma diventa disfunzionale quando le consentiamo di paralizzarci e la usiamo per evitare di  intraprendere azioni appropriate per proteggere noi e la nostra famiglia dal narcisista. La negazione a lungo termine mette in grado chi abusa di perpetuare la violenza nel tempo. Quando ci confrontiamo con la negazione possiamo non  riconoscere il narcisista che abbiamo di fronte perché oltre a giustificarlo, all’inizio non e’ sempre facile da riconoscere. Presenta una struttura di personalità disordinata per cui proietta sugli altri la sua colpa, in modo ricorrente rimprovera chi lo circonda dei suoi problemi e viola i confini emotivi, psicologici e fisici.

Le persone che sono state cronicamente accusate da un narcisista e che provano continuamente un senso di colpa, sono tormentate dal dubbio di non avere compreso correttamente la situazione. I narcisisti mettono sempre i propri bisogni prima di quelli altrui e hanno un patologico disordine emotivo che li rende differenti dalle persone psicologicamente sane. Per  chi non e’ mai entrato in contatto con un narcisista, e’ difficile comprendere il suo funzionamento mentale ed emotivo. Il narcisista e’ caratterizzato dall’ipocrisia e dalla contraddizione che sono di difficile comprensione per chi e’ emotivamente stabile e sano. Il narcisista tende ad avere le seguenti caratteristiche:

  • E’ profondamente egoista e manca di un sé definito e strutturato.
  • Disconosce le capacità e i risultati raggiunti dagli altro e sopravvaluta i propri.
  • Prova un profondo senso di colpa ma attribuisce agli altri la responsabilità di questa condizione.
  • E’ ipersensibile nei confronti delle critiche e delle offese .
  • Si aspetta sempre di essere giustificato in tutto ma e’ intollerante ed incapace di perdonare.
  • Si aspetta di essere adorato ma tratta gli altri con indifferenza e disprezzo.
  • Pretende lealtà e sostegno ma molto facilmente tradisce ed abbandona.
  • Ricerca il controllo ma accetta poche responsabilità.
  • Si aspetta che gli altri lo aiutino senza che lui lo chieda.
  • E’ irrispettoso ma pretende trattamenti speciali
  • Ragiona secondo la logica del “doppio”, e’ ingiusto ed irrazionale ma le sue azioni e i loro pensieri hanno senso nella sua mente disordinata; da un punto di vista cognitivo sono adulti ma emotivamente bambini.

 

Comprendere ed accettare la propria rabbia

Chi ha subito un abuso narcisistico e’ inevitabile che provi rabbia. Tuttavia la vittima potrebbe non rendersene conto perché il narcisista presente nella sua vita gli ha detto più volte che non vale nulla e che qualunque cosa pensi a proposito del suo comportamento e’ errata, ingiusta ed e’ colpa sua. Potrebbe sentirsi confuso e provare vergogna della sua stessa rabbia perché il narcisista ha proiettato la sua rabbia su di lui, dicendogli che e’ lui ad avere un problema di irascibilità. E’ possibile che abbia sublimato la sua rabbia e la abbia rivolta contro sé stesso sotto forma di una forte autocritica e di un auto sabotaggio. Potrebbe aver tentato di affogare i suoi sentimenti nell’alcool nelle droghe, nell’autolesionismo, nel gioco d’azzardo, nello shopping compulsivo e in altri comportamenti compulsivi. E’ importante riconoscere la propria rabbia e capire che  e’ giustificata per i maltrattamenti subiti. La rabbia in sé non e’ una cosa errata e’ semplicemente un’emozione  che deve essere vissuta. Può aiutarci  a difenderci da attacchi e da ingiustizie ed incoraggiarci ad intraprendere l’azione necessaria per proteggerci. E’ importante capire che la radice della rabbia e’ un sentimento dovuto all’ingiustizia o a un danno inferto dal narcisista.  Solo se si comprende la rabbia che si prova, si potrà prendere contatto con le proprie emozioni. Sebbene la rabbia in alcuni casi può essere di aiuto, può anche paralizzare o condurre su un sentiero distruttivo.  Comprendere il torto subito e i sentimenti non corrisposti, aiuta a sintonizzarsi sulle proprie emozioni; scoprire quello di cui si ha bisogno e’ il primo passo per trovare un modo di rispondere ai propri desideri. Se non si comprende ciò di cui si ha bisogno, si rischia di intraprendere azioni controproducenti che creano ulteriori problemi nella propria vita. Spesso si attuano comportamenti lontani dai nostri bisogni come la negazione, per non prendere contatto con le problematiche reali che ci affliggono.  Trovare rifugio nella distrazione e’ una soluzione a breve termine che prolunga il danno e finisce per aggravarlo.

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narcisismo maligno

Roma 15 luglio 2020

a cura del dott. Marco Salerno

 

 

 

L’abuso narcisistico

Il genere umano ha un diffuso senso di lealtà ma quando questo manca ci si può sentire frustrati e portati a reagire. Molte persone fanno riferimento ad un codice morale per regolare i propri comportamenti verso gli altri. Di solito le azioni sono ispirate alla regola d’oro, secondo cui si dovrebbe fare agli altri ciò che si vorrebbe venisse fatto a se stessi. Controllare i propri impulsi, riconoscere i punti di vista altrui, rispettare i sentimenti degli altri, sono segni di maturità e di intelligenza emotiva. Senza queste capacità, viene meno l’empatia per cui diminuisce la capacità di accettare l’altro e di amare se stessi e gli altri. Le persone con DPN, sono emotivamente bloccate ad un livello di sviluppo infantile. Private di adeguato nutrimento affettivo, i bambini che elaborano adattamenti narcisistici sono incapaci di sviluppare un senso stabile di auto definizione e di autostima,  ciò che diventerà una menomazione per tutta la vita. Mentre continuano a svilupparsi in altre aree, rimangono emotivamente non sviluppati e insicuri per quanto riguarda il loro spazio nel mondo. Mancando di una sicura identità, guardano agli altri per definire se stessi e fortificare la loro instabile autostima, usando le persone intorno a loro senza preoccuparsi dei loro bisogni o del danno inflitto nel tentativo di soddisfare le proprie necessità. I narcisisti certamente non sono l’unico tipo di persone che mancano di empatia ma la loro mancanza di empatia coincide anche con un senso assoluto di superiorità, con il ritenersi in modo esagerato in diritto di fare qualunque cosa con una bassa o nulla autoconsapevolezza e un  costante bisogno di attenzione e di essere ammirati. Tutto questo li rende altamente tossici poiché sono arroganti, svalutanti e manipolatori. Vogliono che chiunque sia d’accordo con loro e che si approvi e si sostenga la loro realtà distorta come se fosse un fatto incontestabile. Desiderano maltrattare gli altri rimanendo impuniti e che vengano approvati mentre lo fanno, essi aspettano di:

  • Di ricevere senza dare nulla in cambio
  • Di essere ascoltati senza ascoltare
  • Che vengano rispettati i loro confini ignorando quelli altrui
  • Di essere sempre accontentati senza obiezioni
  • Che la loro visione della realtà sia accettata
  • Di essere sostenuti nella loro pretesa di essere superiori agli altri
  • Che i loro attacchi d’ira vengano accettati senza contraddirli mai
  • Che gli altri provvedano alle loro necessità ignorando le proprie
  • Di essere al servizio dei loro privilegi ignorando i propri
  • Che siano gli altri ad assumersi la responsabilità’ dei loro comportamenti e scelte

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narcisismo 2

Roma 14 luglio 2020

 

a cura del dott. Marco Salerno

 

Si ritiene che i bambini che sviluppano un disturbo narcisistico di personalita’ abbiano sperimentato un rottura fondamentale con i propri genitori che tentano successivamente di riparare assumendo compensazioni narcisistiche. Questa disconnessione puo’ derivare da:

  • Cure inconsistenti o negligenti
  • Abuso emotivo psicologico, fisico o sessuale
  • Critica o giudizio ricorrente
  • Fluttuazione tra idealizzazione e svalutazione
  • Oppressione ansiosa e sopravvalutazione
  • Aspettative rigide e superficiali o irrealistiche

Questi bambini recepiscono il messaggio che amarli e prendersi cura di loro e’ soggetto a condizioni. In mancanza di genitori che li accettino adeguatamente , che gli attribuiscano valore e che siano empatici con loro, essi sperimentano disapprovazione per essere se stessi e/o approvazione per ricoprire un ruolo. Essi interiorizzano un senso di colpa che li condiziona e allo stesso tempo adottano una falsa identità che possa essere riconosciuta ed approvata dai loro genitori. Non svilupperanno un’empatia emozionale o una visione di se stessi equilibrata e realistica e rimarranno emotivamente disconnessi nelle loro future relazioni. Sia che essi abbiano genitori narcisisti e completamente svalutanti o che vengano sopravvalutati per alcune abilità che differiscono dai loro reali interessi e personalità, le persone che sviluppano l’DNP sperimentano una divisione fondamentale tra la loro reale identità e la cultura della loro famiglia. Si impegneranno a nascondere la loro vera natura che provoca in loro vergogna ed imbarazzo e svilupperanno una identità sostitutiva per cercare l’approvazione ad ogni costo e per evitare di essere giudicati.

L’DNP si sviluppa come un adattamento difensivo nella prima infanzia. Se non appropriatamente diagnosticato, progredisce nell’adolescenza e si struttura nell’età’ adulta. Sebbene possa diventare più pronunciata nell’età’ matura, insorge molto tempo prima.

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Narcisismo

Roma 14 luglio 2020

A cura del dott. Marco Salerno

 

Il narcisista presenta 4 paure principali:

 

  • Essere scoperto: mentre le persone emotivamente sane vogliono essere conosciute dagli altri e cercano compagni in grado di dare questo tipo di riconoscimento, i narcisisti tentano di nascondere i loro difetti e debolezze umane sia a se stessi che agli altri. Sono costretti ad essere perfetti in modo da non essere giudicati come persone mancanti di qualcosa senza speranza. Tutto ciò che e’ al di sotto della perfezione come essere normali o medi equivale a non valere nulla.
  • Perdere il controllo: i narcisisti sono veramente maniaci del controllo, mancando di un senso stabile di identità e di auto centramento, proiettano una immagine idealizzata di se stessi e dedicano tutte le loro energie per controllare l’immagine di perfezione che vogliono mostrare a chi li circonda.
  • Essere umiliati: vivono ogni esperienza di critica reale o percepita come una perdita della loro reputazione. Essere privati di uno status speciale ed essere trattati come una persona qualunque rappresenta un affronto insostenibile. Tutto ciò che possa indurre sentimenti di vulnerabilità e’ una umiliazione in quanto tale che minaccia la loro preziosa persona e innesca ferite narcisistiche o che evidenziano il loro senso di colpa. Essi sono così spaventati dal sentimento di umiliazione che possono arrivare senza motivo ad umiliare gli altri per non apparire vulnerabili essi stessi.
  • Essere rifiutati: per persone con DNP qualunque tipo di rifiuto personale o sociale o professionale rappresenta una prova molto invalidante di non essere amati. Mentre le persone sane nel tempo si risollevano e ricercano altre possibilità dopo un rifiuto, i narcisisti proveranno di tutto per attribuire la causa del loro rifiuto a chi sta loro vicino pur di fare autocritica.

 

Quali sono i comportamenti più frequenti nei narcisisti?

 

I narcisisti usano regole differenti dal resto delle persone, hanno un doppio standard per cui si aspettano un trattamento speciale in termini di benefici ed esenzioni. Così  come essi fanno cose fuori inconcepibili per la maggior parte di noi, si rifiutano di fare cose che la maggior parte delle persone eseguono senza problemi come:

  • Scusarsi
  • Assumersi responsabilità
  • Riflettere
  • Perdonare
  • Agire disinteressatamente
  • Esprime sentimenti reali
  • Valutare le sfumature emotive
  • Mostrare gratitudine
  • Accordare fiducia
  • Ammettere la propria vulnerabilità

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foto art

A cura del dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta

Roma 27 settembre 2019

Il  narcisista e’ una persona sempre  in cerca di qualcosa pur non avendo chiaro cosa e non  riuscendo mai a placare la profonda insoddisfazione che accompagna tutta la sua vita.  Anche quello che appare piu’ sicuro, prova un profondo senso di insicurezza riguardo alla propria capacità di amare e di essere amato, desideroso di essere sempre ammirato, di colpire il proprio interlocutore che viene idealizzato finché non dirà o farà  qualcosa da cui si sentirà  umiliato. La vita del narcisista e’ all’insegna di continue oscillazioni tra il sentirsi unico e la paura di essere umiliato.

Il narcisista e’ uno o esistono piu’ tipologie?

Non esiste una unica tipologia di narcisista, alcuni appaiono molto sicuri grazie ad una corazza che li protegge dalla sofferenza per il proprio vuoto e per l’impossibilita’ di ottenere la risposta che desiderano da chi li circonda mentre altri provano un dolore costante, si sentono sempre al centro delle critiche altrui da cui difendersi.

Per comprendere meglio le tipologie di narcisista ci si può rifare alla casistica di Herbert Rosenfeld (1987) che ha fatto una distinzione fra narcisisti dalla pelle sottile e dalla pelle dura. Il primo e’ un individuo vulnerabile, il quale vede sempre nelle parole degli altri un motivo di offesa, si caratterizza per forti esplosioni emotive quando viene toccato un tema sensibile. Il secondo invece si distingue  per la grandiosità, e’ impermeabile a quello che accade nelle relazioni con gli altri, considera le persone che lo circondano un potenziale pubblico da cui essere ammirato e può avere un crollo in seguito a delusioni, a un rifiuto o all’avanzare dell’età’. Entrambe le categorie hanno una scarsa percezione del modo in cui vengono considerate dagli altri. Russ e colleghi (2008) hanno utilizzato il test SWAP-II per definire i tratti tipici del disturbo narcisistico di personalita’, individuando tre sottotipi:

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manipolazione
Roma 21 gennaio 2019

 

A cura del dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta a Roma
Il manipolatore affettivo può essere un partner, o un familiare, un amico, un collega di lavoro che “utilizza” il bisogno di affetto della propria vittima, suscitando in lei il senso di colpa, criticandola e aggredendola costantemente quando le sue richieste non vengono soddisfatte. Questo comportamento alla lunga scardina l’autostima della vittima, la quale si sente sempre meno adatta e degna di essere amata. Le conseguenze di questa spirale distruttiva sono devastanti per il dipendente affettivo che sviluppa una serie di sintomi, sia psicologici sia fisici come aggressività, ansia, paura della solitudine, tristezza, emicranie, disturbi digestivi, mancanza di appetito, disturbi del sonno, attacchi di panico e rabbia incontrollata. Il manipolatore affettivo è una personalità patologica che si nutre della vitalità e delle emozione delle sue vittime. Le svuota gradualmente di ogni energia fino a farle sentire sbagliate e oppresse dopo aver perpetrato azioni continue di disprezzo, di critica, di ricatti alternandoli a momenti caratterizzati da un forte desiderio di relazione, ricercati solo quando gli sono utili. Tende a passare per vittima e ad attribuire sempre la causa dei suoi errori ad altri, senza mai assumersene la responsabilità. Nelle discussioni non accetta il rifiuto e vuole avere l’ultima parola a costo di cambiare repentinamente opinione e di mentire per deformare la realtà a suo uso e consumo. Chi diventa preda di un vampiro affettivo non riconosce il pericolo ed è bisognoso di ricevere l’approvazione altrui  per le proprie scelte. Di solito le vittime preferite sono le persone che non hanno molta fiducia in sé e si adeguano sempre alle richieste esterne non rispettando i propri bisogni ma aspettando che qualcuno li riconosca. Non dimentichiamoci mai che volere bene presuppone volersi bene, vivendo per se stessi e non essere unicamente attenti al benessere altrui, altrimenti si diventa facilmente l’oggetto del bisogno di un manipolatore.  La manipolazione psicologica ha come obiettivo quella di modificare il comportamento di altri attraverso modalita’ e tattiche ingannevoli, subdole e violente per pilotare le intenzioni di una persona contro la propria volonta’. E’ importante non confondere la manipolazione affettiva e psicologica con l’influenza sociale intesa come una modalita’ di relazione che rispetta i diritti  delle persone che hanno la facolta’ di scegliere se accettare o respingere il suggerimento dato.
George K. Simon afferma che e’ possibile riconoscere i comportamenti di un manipolatore quando questi nascondono atteggiamenti ed intenzioni aggressive, quando il manipolatore conosce le vulnerabilita’ della propria vittima e adotta tattiche comportamentali che fanno leva su quest’ultime non avendo alcuno scrupolo nel provocare dolore . Secondo Harriet B. Braiker (2004) i manipolatori durante la fase di avvicinamento e di primo approccio tendono ad elogiare le vittime, adottano un comportamento seduttivo che le fa sentire uniche, chiedono  scusa e si dipingono come persone molto sensibili bisognose di aiuto, fanno  regali e appaiono o molto sicure di se’. La vittima in ogni caso e’ attratta dal manipolatore che ancora non ha riconosciuto come tale e tende o a sentirsi rassicurata o a prendersene cura. A questa prima fase segue un comportamento di graduale critica unita ad un riconoscimento delle doti della vittima la quale inizia a scivolare in una condizione di confusione  e di disorientamento poiche’ non ha piu’ chiaro quali sono le ragioni che spingono il proprio aguzzino prima a criticarla e poi a ricercarla. La conseguenza e’ di trovarsi in una condizione di paura crescente e di vivere uno stato di allerta per paura di sbagliare sempre qualcosa, dovuta all’alternarsi di comportamenti di rinforzo e di svalutazione da parte del manipolatore. Durante questo processo il manipolatore tende a rivelare sempre piu’ le proprie tecniche tra cui quella della punizione che compare ogni qual volta la vittima si sara’ comportata in un modo a lui non gradito. Per cui adotta’ la tecnica del ricatto emotivo, del silenzio, alterna momenti in cui grida ad altri in cui tormenta la vittima, tiene il broncio e piange salvo poi iniziare a criticare e svalutare senza  pieta’ nuovamente. I comportamenti intimidatori, vessatori, domimanti e vittimistici del manipolatore inducono la vittima ad aver paura di affrontare ogni tipo di confronto per timore delle reazioni, degli attacchi di rabbia, di contraddirlo e di farlo soffrire.
Le tecniche manipolative piu’ diffuse sono le seguenti:

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Roma 27 Maggio 2017

 

A cura del dott. Marco Salerno, psicologo psicoterapeuta a Roma

 

Se e quanto un narcisista perverso e’  consapevole dei comportamenti che agisce e delle loro conseguenze, e’ una delle domande che le persone  si pongono di continuo. Piu’ le loro azioni sembrano assurde, sadiche, distruttive, impensabili, piu’ ci si chiede se sono consapevoli di quello che fanno. La maggioranza dei narcisisti perversi si rendono conto dell’influenza e del potere  che esercitano sugli altri, sulle reazioni che vogliono determinare in chi si rapporta con loro ma sono completamente inconsapevoli delle conseguenze che i loro comportamenti determinano poiche’ non si assumono alcuna responsabilita’ di quello che fanno e non sono in  grado di immaginare le ripercussioni delle loro azioni.  Il paradosso che difficilmente si riesce a comprendere quando ci si relaziona con un narcisista perverso, e’ dovuto al fatto che quello che dicono non e’ in alcun modo allineato e coerente con i loro comportamenti. A parole esprimono sentimenti e dedizione verso il/la propria partner, difendono la morale e si spacciano per sostenitori dell’etica e della legge, nella realta’ loro sono l’eccezione che puo’ trasgredire la regola, poiche’  non devono sottostare e rispettare le regole, e’ tutto concesso in deroga, indipendentemente dalle conseguenze che questo puo’ avere su chi li circonda. Il loro obiettivo e’ quello di assicurarsi un’immagine positiva di se’ e di far si che chi sta loro vicino contribuisca a questo. Tra le forme che il narcisismo puo’ assumere vi e’ quella della la perversita’ che da origine al narcisista perverso.

 

Come si riconosce un/una narcisista perverso?

Il/la narcisista perverso di solito si comporta in modo insospettabile quando inizia ad interagire con una persona che non conosce ancora, non destando alcun sospetto sulla sua tendenza manipolatoria. Spesso si presenta come una vittima e cerca di suscitare compassione, non e’ capace di costruire delle relazioni amicali o relazionali profonde ma e’ alla continua ricerca di complici, non rispetta mai i limiti degli altri  ma cerca sempre di ottenere quello di cui ha bisogno: riconoscimento e soddisfazione dei propri bisogni senza considerare mai l’altro. Quando il/la narcisista perverso inizia la sua opera di seduzione verso un/una nuova partner cerca di mostrarsi differente da quello che e’, di sedurre e solo successivamente, una volta che il successo e’ assicurato, di essere se’ stesso. Il/la narcisista perverso durante la fase della seduzione e della conoscenza mostra la parte migliore di se’, mente su chi e’ e cosa fa spacciandosi per una persona diversa da quella che e’. Di solito simula interesse ed attenzione per la persona che desidera ma in realta’ non ha alcuna considerazione per l’altro, appare generoso ma la lsua generosita’ e’ solo un  modo per trarre gratificazione dal riconoscimento dal partner. L’obiettivo del narcisista perverso non e’ di amare l’altro ma di ingannarlo, intrappolando il/la partner in attenzioni che lasciano ipotizzare un futuro altrettanto piacevole ma che si rivelera’ essere ben diverso quando sentira’ di “possedere” affettivamente la propria vittima.

 

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Roma 14 marzo 2017

 

A cura del dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta a Roma

 

Quando si vive una relazione con un narcisista e’ importante, oltre a riconoscere le caratteristiche del partner e dei suoi comportamenti disadattavi e svalutanti, anche cosa accade dentro noi, quali sensazioni proviamo quali comportamenti ripetitivi attuiamo per non riuscire a liberarci da una relazione che ci fa soffrire, quale percezione abbiamo di noi e perche’ ci sentiamo in trappola. Le domande che piu’ frequentemente passano per la mente quando viviamo una relazione con un narcisista sono, “cosa non va in me” o perche’ sono cosi’ sciocco/a?” oppure “sono masochista?” o “perche’ non riesco a parlargli/e?”. Queste domande, se pur legittime, indicano il grado di tossicita’ che stiamo vivendo  e la difficolta’ ad accedere alle nostre risorse e a scoprire quali modalita’ di comportamento disadattive mettiamo in atto nello scegliere ripetutamente una relazione svalutante.
Alla base dell’incastro relazionale in un rapporto con un narcisista (uomo o donna) vi sono degli schemi maladattivi che entrambi i componenti della coppia mettono in atto. Con il termine “schemi maladattivi”  lo psicologo Jeffrey Young si riferisce a credenze e cognizioni disfunzionali che comprendono anche sensazioni emotive e corporee che una persona ha maturato durante le proprie esperienze infantili e adolescenziali ansiogene. I bisogni fondamentali non sono stati soddisfatti in modo adeguato e chiaro, compromettendo lo sviluppo stabile ed equilibrato della persona. Gli schemi maladattivi contengono una lettura della realta’ che viene assunta come vera e assoluta,  maturata in base alle proprie esperienze di vita e di relazione precoci, sono verita’  connesse a ricordi infantili dolorosi, vissuti in modo viscerale, non percepiti a livello di coscienza.  Tali schemi si azionano inconsapevolmente e non sono basati su eventi presenti ma sono attivati da una lettura errata di un evento presente che porta alla luce emozioni dolorose antiche e la paura che possa ripetersi lo stesso vissuto emotivo. All’interno di una relazione tossica, sia il/la narcisista che il/la partner portano con se’ una serie di schemi maladattivi, che nell’incontro tra i due determinano un incastro relazionale il quale attiva in ognuno emozioni e sensazioni fisiche dolorose e genera comportamenti autodistruttivi.
Per comprendere a fondo l’incastro relazionale di una relazione narcisistica e’ indispensabile individuare gli schemi maladattivi innescadi DA un narcisista e quelli tipici DI un narcisista. In questo modo e’ possibile   scoprire che sia il narcisista sia chi ha una relazione con lui/lei, abbiano alcuni schemi corrispondenti che si innescano e si incastrano l’uno nell’altro.

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e739b71f84d5b2363e9e891dc9af2d6fRoma 25 ottobre 2016
A cura del dott. Marco Salerno
Il tema del narcisismo e’  uno degli argomenti piu’ sentiti e diffusi in questo periodo storico, probabilmente a causa di una maggiore consapevolezza del disagio psichico e della possibilita’ di confrontarsi con persone che vivono esperienze simili alla propria e a un piu’ facile accesso a letture sul tema. Inoltre finalmente si e’ in grado di dare un nome ad un fenomeno sempre esistito ma non semplice da identificare. Spesso si parla di narcisismo anche impropriamente, in una ottica colpevolizzante, dimenticando che chi e’ ha il disturbo narcisistico di personalita’ e’ una persona che presenta anche un alto grado di sofferenza emotiva. Con questa affermazione non voglio dare adito a giustificazioni di sorta per chi adotta un comportamento spesso distruttivo e manipolativo nei confronti di chi incappa sul loro cammino ma solo fornire alcuni stimoli di riflessione per responsabilizzarsi nella scelta delle persone con cui intrecciare relazioni e adottare una serie di accorgimenti protettivi. Per facilitare il riconoscimento del disturbo narcisistico e’ utile conoscere i criteri diagnostici che consentono di identificarlo, facendo riferimento al DSM 5, manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.
Il criterio distintivo di chi presenta il disturbo narcisistico di personalita’ e’ uno schema pervasivo di grandiosita’ sia nella fantasia sia nel comportamento, la necessita’ di ammirazione e la mancanza di empatia che inizia nella prima eta’ adulta ed e’ presente in svariati contesti come indicato da almeno cinque dei seguenti criteri (cit. DSM-5):

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7289266_f520Roma 14 settmebre 2016

a cura del dott. Marco Salerno

Il dipendente affettivo porta con se’ la problematica affettiva di essere abbandonato e di valere meno di tutti in qualunque contesto si trovi anche in ambito professionale. Sul posto di lavoro il dipendente affettivo e’ super efficiente, una persona modello, arriva prima di tutti, si trattiene a lungo, lavoro in modo infaticabile. Puo’ dare l’impressione che voglia fare carriera e diventare il capo ma quello che lo guida e’ un inconfessabile bisogno d’amore. Cerca di avere conferma attraverso il successo professionale del suo valore, e’ pronto a sacrificare tutto per ricevere una manifestazione di affetto e di approvazione, sul lavoro crede di aver trovato una soluzione all’abbandono, diventando una risorsa modello. Il lavoro diventa la sua unica fonte di valorizzazione,  da cui rischia di diventare dipendente pur di ricevere l’approvazione da colleghi e dai superiori pur di sentire  di contare qualcosa. La vita professionale del dipendente affettivo riempie quel vuoto che sperimenta quotidianamente nella vita personale, dove vive il terrore di perdere tutto e di non riuscire a controllare nulla. I colleghi diventano la famiglia e l’ufficio la casa dove sentirsi protetti, dove se si lavora duramente e si e’ sempre disponibili, arrivera’ un riconoscimento vero.  Basta pero’ un sorriso o una osservazione per insinuare una crepa nella sicurezza conquistata a fatica, lavorando ogni giorno fino allo stremo. Il dipendente affettivo vive un perenne stato di ansia, teme di essere tradito, non compreso e nonostante sia superefficiente lo accompagna una costante paura di perdere il lavoro. A lungo andare la sua dedizione diviene la norma per superiori e colleghi, gli apprezzamenti diminuiscono e si insinua di nuovo la paura della solitudine e dell’abbandono per cui non rimane che fare ancora di piu’ anche a discapito della propria salute.

La dipendenza affettiva in ambito lavorativo si manifesta  sotto forma di comportamenti ossessivi compulsivi attraverso cui il dipendente ricerca ad ogni costo il riconoscimento del proprio valore nei colleghi e nei superiori. Si focalizza continuamente sugli altri ma non conosce i propri limiti, cerca di superarli per provare di esistere e di meritare di essere considerato. In realta’ e’ a se stesso che cerca di provare il suo valore, servendosi degli altri come di uno specchio in cui viene riflesso il suo valore, il suo bisogno di riconoscimento e’ insaziabile mentre la stima dei colleghi e dei superiori e’ limitata, solo quella personale e’ veramente durevole. Sprofonda facilmente nell’insicurezza e nella paura, quando non si sente riconosciuto, rafforzando la sua dipendenza. Pur di non sentirsi abbandonato e non considerato, sviluppa dei comportamenti compulsivi e ossessivi per sfuggire a questo rischio ed evitare l’angoscia emotiva associata. Diventa schiavo del lavoro, ipersensibile a qualunque segnale che potrebbe minacciare la sua sicurezza lavorativa, teme i conflitti e i cambiamenti, arrivando a scusarsi anche quando non e’ necessario. Il dipendente affettivo si caratterizza per la mancanza di contatto con se stesso, non avverte il senso di ingiustizia, la vergogna, il vuoto interiore e la rabbia che sono presenti in lui, non esplode ma implode pur di non manifestare il suo malessere a chi gli sta vicino e pur di non essere giudicato. In realta’ nessuno  conosce intimamente il suo dramma emotivo, sempre disponibile con tutti non si apre ed impone mai, quando crolla non c’e’ nessuno che lo accoglie e lo sostiene. A volte nasconde la sua fragilita’ con l’arroganza e la presunzione, critico e altezzoso in alcuni casi non e’ riuscito a costruire relazioni sincere e reciproche, vivendo in un clima di tensione e di superlavoro continuo.

Anche il dipendete affettivo arriva al punto di non farcela piu’ e di crollare dopo essersi intossicato di lavoro e rendersi conto di aver trascurato amici, famiglia, salute, bisogni. Si sente sprofondare nel vuoto quando comprende che il lavoro a cui ha dedicato tutto se stesso non e’ piu’ la fonte di appagamento che immaginava. A questo punto non gli rimane che o fare il punto della sua vita o vivere questa esperienza come l’ennesimo fallimento da cui si sente travolto, incorrendo in una vera e propria depressione.  Per uscire dal vicolo cieco della dipendenza affettiva e’ importante riconoscere il perfezionismo maniacale con cui si svolge il lavoro, che a lungo andare non permette piu’ di godere del piacere di lavorare. Ogni piu’ piccolo errore e’ inaccettabile e mette in crisi la percezione del proprio valore, distorcendo la valutazione della situazione che si trovano a vivere. Il dipendente affettivo mostra una significativa paura del rifiuto e delle delusioni, per cui la crescita verso l’autonomia passa anche attraverso la scoperta di poter stare bene in un ambiente lavorativo, focalizzandosi su quello che davvero costituisce materia di interesse ed indipendentemente dai riconoscimenti ricevuti. Riscoprire il desiderio di imparare, di condividere le conoscenze, di vivere esperienze nuove, ascoltandosi e conoscendosi per liberarsi dal bisogno di conferma del proprio valore dal contesto esterno sono gli obiettivi principali da perseguire. Imparare a lasciare la presa e ad avere fiducia in se stessi avviene attraverso l’ascolto di se’ per crescere e progredire giorno dopo giorno. Le esperienze negative del passato che hanno condizionato le scelte del dipendente affettivo, inducendo a fare proiezioni e ad attribuire importanza alle persone negative della propria vita, vengono riconosciute come appartenenti al passato e non piu’ maschere da sovraporre su chi si incontra nel presente. In questo modo il lavoro puo’ costituire una formidabile occasione di crescita personale a patto che venga scelto in funzione delle proprie aspettative e dei propri bisogni, evitando di adattarsi alle richieste ed aspettative di altri. Questo obiettivo si puo’ conseguire smettendo di compiacere gli altri e concentrandosi sulle proprie priorita’, accettando l’idea di non essere perfetti e sentendosi soddisfatti delle proprie scelte. Il lavoro non sara’ piu’ l’unico ambito in cui affermare se stessi e trovare valore e riconoscimenti ma una delle tante esperienze scelte, un’occasione di crescita  in cui si alternano momenti di stasi e di sviluppo. Alla base di questo processo evolutivo deve esserci la consapevolezza di accettare di stare bene adesso e non rimandando al futuro il momento del proprio benessere, per evitare di attribuire un valore esagerato al lavoro a discapito di altri aspetti della propria vita. Quando la dipendenza affettiva contamina la propria vita lavorativa, si attiva la paura di non piacere, di non avere valore, sia affaccia il timore del rifiuto e dell’abbandono, a cui si accompagnano comportamenti compulsivi mirati a superare ogni limite pur di sentirsi accettati e voluti bene. Affrontare la dipendenza affettiva in ambito professionale significa prendere consapevolezza che i comportamenti perfezionistici, l’eccesso di disponibilita’ e il bisogno di affermazione sono modi utilizzati per sfuggire all’angoscia emotiva che farebbe sprofondare nella paura del rifiuto e dell’abbandono.

 Bibliografia:

  1. Marie-Chantal Deetjens, Dire basta alla dipendenza affettiva, Ed. Il punto di Incontro 2009
  2. Ensing Addington, The perfect Power within you, Devorss &Co, 1973
  3. Goleman, Intelligenza Emotiva, Milano Rizzoli, 1996
  4. P.Daniel, La dipendenza affettiva: come riconoscerla e liberarsene, Milano Ed. Paoline 2005.