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Roma 27 Maggio 2017

 

A cura del dott. Marco Salerno, psicologo psicoterapeuta a Roma

 

Se e quanto un narcisista perverso e’  consapevole dei comportamenti che agisce e delle loro conseguenze, e’ una delle domande che le persone  si pongono di continuo. Piu’ le loro azioni sembrano assurde, sadiche, distruttive, impensabili, piu’ ci si chiede se sono consapevoli di quello che fanno. La maggioranza dei narcisisti perversi si rendono conto dell’influenza e del potere  che esercitano sugli altri, sulle reazioni che vogliono determinare in chi si rapporta con loro ma sono completamente inconsapevoli delle conseguenze che i loro comportamenti determinano poiche’ non si assumono alcuna responsabilita’ di quello che fanno e non sono in  grado di immaginare le ripercussioni delle loro azioni.  Il paradosso che difficilmente si riesce a comprendere quando ci si relaziona con un narcisista perverso, e’ dovuto al fatto che quello che dicono non e’ in alcun modo allineato e coerente con i loro comportamenti. A parole esprimono sentimenti e dedizione verso il/la propria partner, difendono la morale e si spacciano per sostenitori dell’etica e della legge, nella realta’ loro sono l’eccezione che puo’ trasgredire la regola, poiche’  non devono sottostare e rispettare le regole, e’ tutto concesso in deroga, indipendentemente dalle conseguenze che questo puo’ avere su chi li circonda. Il loro obiettivo e’ quello di assicurarsi un’immagine positiva di se’ e di far si che chi sta loro vicino contribuisca a questo. Tra le forme che il narcisismo puo’ assumere vi e’ quella della la perversita’ che da origine al narcisista perverso.

 

Come si riconosce un/una narcisista perverso?

Il/la narcisista perverso di solito si comporta in modo insospettabile quando inizia ad interagire con una persona che non conosce ancora, non destando alcun sospetto sulla sua tendenza manipolatoria. Spesso si presenta come una vittima e cerca di suscitare compassione, non e’ capace di costruire delle relazioni amicali o relazionali profonde ma e’ alla continua ricerca di complici, non rispetta mai i limiti degli altri  ma cerca sempre di ottenere quello di cui ha bisogno: riconoscimento e soddisfazione dei propri bisogni senza considerare mai l’altro. Quando il/la narcisista perverso inizia la sua opera di seduzione verso un/una nuova partner cerca di mostrarsi differente da quello che e’, di sedurre e solo successivamente, una volta che il successo e’ assicurato, di essere se’ stesso. Il/la narcisista perverso durante la fase della seduzione e della conoscenza mostra la parte migliore di se’, mente su chi e’ e cosa fa spacciandosi per una persona diversa da quella che e’. Di solito simula interesse ed attenzione per la persona che desidera ma in realta’ non ha alcuna considerazione per l’altro, appare generoso ma la lsua generosita’ e’ solo un  modo per trarre gratificazione dal riconoscimento dal partner. L’obiettivo del narcisista perverso non e’ di amare l’altro ma di ingannarlo, intrappolando il/la partner in attenzioni che lasciano ipotizzare un futuro altrettanto piacevole ma che si rivelera’ essere ben diverso quando sentira’ di “possedere” affettivamente la propria vittima.

 

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Roma 14 marzo 2017

 

A cura del dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta a Roma

 

Quando si vive una relazione con un narcisista e’ importante, oltre a riconoscere le caratteristiche del partner e dei suoi comportamenti disadattavi e svalutanti, anche cosa accade dentro noi, quali sensazioni proviamo quali comportamenti ripetitivi attuiamo per non riuscire a liberarci da una relazione che ci fa soffrire, quale percezione abbiamo di noi e perche’ ci sentiamo in trappola. Le domande che piu’ frequentemente passano per la mente quando viviamo una relazione con un narcisista sono, “cosa non va in me” o perche’ sono cosi’ sciocco/a?” oppure “sono masochista?” o “perche’ non riesco a parlargli/e?”. Queste domande, se pur legittime, indicano il grado di tossicita’ che stiamo vivendo  e la difficolta’ ad accedere alle nostre risorse e a scoprire quali modalita’ di comportamento disadattive mettiamo in atto nello scegliere ripetutamente una relazione svalutante.
Alla base dell’incastro relazionale in un rapporto con un narcisista (uomo o donna) vi sono degli schemi maladattivi che entrambi i componenti della coppia mettono in atto. Con il termine “schemi maladattivi”  lo psicologo Jeffrey Young si riferisce a credenze e cognizioni disfunzionali che comprendono anche sensazioni emotive e corporee che una persona ha maturato durante le proprie esperienze infantili e adolescenziali ansiogene. I bisogni fondamentali non sono stati soddisfatti in modo adeguato e chiaro, compromettendo lo sviluppo stabile ed equilibrato della persona. Gli schemi maladattivi contengono una lettura della realta’ che viene assunta come vera e assoluta,  maturata in base alle proprie esperienze di vita e di relazione precoci, sono verita’  connesse a ricordi infantili dolorosi, vissuti in modo viscerale, non percepiti a livello di coscienza.  Tali schemi si azionano inconsapevolmente e non sono basati su eventi presenti ma sono attivati da una lettura errata di un evento presente che porta alla luce emozioni dolorose antiche e la paura che possa ripetersi lo stesso vissuto emotivo. All’interno di una relazione tossica, sia il/la narcisista che il/la partner portano con se’ una serie di schemi maladattivi, che nell’incontro tra i due determinano un incastro relazionale il quale attiva in ognuno emozioni e sensazioni fisiche dolorose e genera comportamenti autodistruttivi.
Per comprendere a fondo l’incastro relazionale di una relazione narcisistica e’ indispensabile individuare gli schemi maladattivi innescadi DA un narcisista e quelli tipici DI un narcisista. In questo modo e’ possibile   scoprire che sia il narcisista sia chi ha una relazione con lui/lei, abbiano alcuni schemi corrispondenti che si innescano e si incastrano l’uno nell’altro.

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e739b71f84d5b2363e9e891dc9af2d6fRoma 25 ottobre 2016
A cura del dott. Marco Salerno
Il tema del narcisismo e’  uno degli argomenti piu’ sentiti e diffusi in questo periodo storico, probabilmente a causa di una maggiore consapevolezza del disagio psichico e della possibilita’ di confrontarsi con persone che vivono esperienze simili alla propria e a un piu’ facile accesso a letture sul tema. Inoltre finalmente si e’ in grado di dare un nome ad un fenomeno sempre esistito ma non semplice da identificare. Spesso si parla di narcisismo anche impropriamente, in una ottica colpevolizzante, dimenticando che chi e’ ha il disturbo narcisistico di personalita’ e’ una persona che presenta anche un alto grado di sofferenza emotiva. Con questa affermazione non voglio dare adito a giustificazioni di sorta per chi adotta un comportamento spesso distruttivo e manipolativo nei confronti di chi incappa sul loro cammino ma solo fornire alcuni stimoli di riflessione per responsabilizzarsi nella scelta delle persone con cui intrecciare relazioni e adottare una serie di accorgimenti protettivi. Per facilitare il riconoscimento del disturbo narcisistico e’ utile conoscere i criteri diagnostici che consentono di identificarlo, facendo riferimento al DSM 5, manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.
Il criterio distintivo di chi presenta il disturbo narcisistico di personalita’ e’ uno schema pervasivo di grandiosita’ sia nella fantasia sia nel comportamento, la necessita’ di ammirazione e la mancanza di empatia che inizia nella prima eta’ adulta ed e’ presente in svariati contesti come indicato da almeno cinque dei seguenti criteri (cit. DSM-5):

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7289266_f520Roma 14 settmebre 2016

a cura del dott. Marco Salerno

Il dipendente affettivo porta con se’ la problematica affettiva di essere abbandonato e di valere meno di tutti in qualunque contesto si trovi anche in ambito professionale. Sul posto di lavoro il dipendente affettivo e’ super efficiente, una persona modello, arriva prima di tutti, si trattiene a lungo, lavoro in modo infaticabile. Puo’ dare l’impressione che voglia fare carriera e diventare il capo ma quello che lo guida e’ un inconfessabile bisogno d’amore. Cerca di avere conferma attraverso il successo professionale del suo valore, e’ pronto a sacrificare tutto per ricevere una manifestazione di affetto e di approvazione, sul lavoro crede di aver trovato una soluzione all’abbandono, diventando una risorsa modello. Il lavoro diventa la sua unica fonte di valorizzazione,  da cui rischia di diventare dipendente pur di ricevere l’approvazione da colleghi e dai superiori pur di sentire  di contare qualcosa. La vita professionale del dipendente affettivo riempie quel vuoto che sperimenta quotidianamente nella vita personale, dove vive il terrore di perdere tutto e di non riuscire a controllare nulla. I colleghi diventano la famiglia e l’ufficio la casa dove sentirsi protetti, dove se si lavora duramente e si e’ sempre disponibili, arrivera’ un riconoscimento vero.  Basta pero’ un sorriso o una osservazione per insinuare una crepa nella sicurezza conquistata a fatica, lavorando ogni giorno fino allo stremo. Il dipendente affettivo vive un perenne stato di ansia, teme di essere tradito, non compreso e nonostante sia superefficiente lo accompagna una costante paura di perdere il lavoro. A lungo andare la sua dedizione diviene la norma per superiori e colleghi, gli apprezzamenti diminuiscono e si insinua di nuovo la paura della solitudine e dell’abbandono per cui non rimane che fare ancora di piu’ anche a discapito della propria salute.

La dipendenza affettiva in ambito lavorativo si manifesta  sotto forma di comportamenti ossessivi compulsivi attraverso cui il dipendente ricerca ad ogni costo il riconoscimento del proprio valore nei colleghi e nei superiori. Si focalizza continuamente sugli altri ma non conosce i propri limiti, cerca di superarli per provare di esistere e di meritare di essere considerato. In realta’ e’ a se stesso che cerca di provare il suo valore, servendosi degli altri come di uno specchio in cui viene riflesso il suo valore, il suo bisogno di riconoscimento e’ insaziabile mentre la stima dei colleghi e dei superiori e’ limitata, solo quella personale e’ veramente durevole. Sprofonda facilmente nell’insicurezza e nella paura, quando non si sente riconosciuto, rafforzando la sua dipendenza. Pur di non sentirsi abbandonato e non considerato, sviluppa dei comportamenti compulsivi e ossessivi per sfuggire a questo rischio ed evitare l’angoscia emotiva associata. Diventa schiavo del lavoro, ipersensibile a qualunque segnale che potrebbe minacciare la sua sicurezza lavorativa, teme i conflitti e i cambiamenti, arrivando a scusarsi anche quando non e’ necessario. Il dipendente affettivo si caratterizza per la mancanza di contatto con se stesso, non avverte il senso di ingiustizia, la vergogna, il vuoto interiore e la rabbia che sono presenti in lui, non esplode ma implode pur di non manifestare il suo malessere a chi gli sta vicino e pur di non essere giudicato. In realta’ nessuno  conosce intimamente il suo dramma emotivo, sempre disponibile con tutti non si apre ed impone mai, quando crolla non c’e’ nessuno che lo accoglie e lo sostiene. A volte nasconde la sua fragilita’ con l’arroganza e la presunzione, critico e altezzoso in alcuni casi non e’ riuscito a costruire relazioni sincere e reciproche, vivendo in un clima di tensione e di superlavoro continuo.

Anche il dipendete affettivo arriva al punto di non farcela piu’ e di crollare dopo essersi intossicato di lavoro e rendersi conto di aver trascurato amici, famiglia, salute, bisogni. Si sente sprofondare nel vuoto quando comprende che il lavoro a cui ha dedicato tutto se stesso non e’ piu’ la fonte di appagamento che immaginava. A questo punto non gli rimane che o fare il punto della sua vita o vivere questa esperienza come l’ennesimo fallimento da cui si sente travolto, incorrendo in una vera e propria depressione.  Per uscire dal vicolo cieco della dipendenza affettiva e’ importante riconoscere il perfezionismo maniacale con cui si svolge il lavoro, che a lungo andare non permette piu’ di godere del piacere di lavorare. Ogni piu’ piccolo errore e’ inaccettabile e mette in crisi la percezione del proprio valore, distorcendo la valutazione della situazione che si trovano a vivere. Il dipendente affettivo mostra una significativa paura del rifiuto e delle delusioni, per cui la crescita verso l’autonomia passa anche attraverso la scoperta di poter stare bene in un ambiente lavorativo, focalizzandosi su quello che davvero costituisce materia di interesse ed indipendentemente dai riconoscimenti ricevuti. Riscoprire il desiderio di imparare, di condividere le conoscenze, di vivere esperienze nuove, ascoltandosi e conoscendosi per liberarsi dal bisogno di conferma del proprio valore dal contesto esterno sono gli obiettivi principali da perseguire. Imparare a lasciare la presa e ad avere fiducia in se stessi avviene attraverso l’ascolto di se’ per crescere e progredire giorno dopo giorno. Le esperienze negative del passato che hanno condizionato le scelte del dipendente affettivo, inducendo a fare proiezioni e ad attribuire importanza alle persone negative della propria vita, vengono riconosciute come appartenenti al passato e non piu’ maschere da sovraporre su chi si incontra nel presente. In questo modo il lavoro puo’ costituire una formidabile occasione di crescita personale a patto che venga scelto in funzione delle proprie aspettative e dei propri bisogni, evitando di adattarsi alle richieste ed aspettative di altri. Questo obiettivo si puo’ conseguire smettendo di compiacere gli altri e concentrandosi sulle proprie priorita’, accettando l’idea di non essere perfetti e sentendosi soddisfatti delle proprie scelte. Il lavoro non sara’ piu’ l’unico ambito in cui affermare se stessi e trovare valore e riconoscimenti ma una delle tante esperienze scelte, un’occasione di crescita  in cui si alternano momenti di stasi e di sviluppo. Alla base di questo processo evolutivo deve esserci la consapevolezza di accettare di stare bene adesso e non rimandando al futuro il momento del proprio benessere, per evitare di attribuire un valore esagerato al lavoro a discapito di altri aspetti della propria vita. Quando la dipendenza affettiva contamina la propria vita lavorativa, si attiva la paura di non piacere, di non avere valore, sia affaccia il timore del rifiuto e dell’abbandono, a cui si accompagnano comportamenti compulsivi mirati a superare ogni limite pur di sentirsi accettati e voluti bene. Affrontare la dipendenza affettiva in ambito professionale significa prendere consapevolezza che i comportamenti perfezionistici, l’eccesso di disponibilita’ e il bisogno di affermazione sono modi utilizzati per sfuggire all’angoscia emotiva che farebbe sprofondare nella paura del rifiuto e dell’abbandono.

 Bibliografia:

  1. Marie-Chantal Deetjens, Dire basta alla dipendenza affettiva, Ed. Il punto di Incontro 2009
  2. Ensing Addington, The perfect Power within you, Devorss &Co, 1973
  3. Goleman, Intelligenza Emotiva, Milano Rizzoli, 1996
  4. P.Daniel, La dipendenza affettiva: come riconoscerla e liberarsene, Milano Ed. Paoline 2005.

 

 

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Roma 15 giugno 2016
a cura del dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta a Roma
La relazione con un narcisista e’ una esperienza di profonda svalutazione che porta a domandarci ripetutamente cosa c’e’ in noi che non va per attirare questa tipologia di persone. Domande come “perche’ incontro sempre queste persone”, piuttosto “cosa non va in me per, perche’ non riesco a parlargli e a dirgli quello che penso” sono tra i pensieri piu’ ricorrenti in chi ha la sfortuna di incontrare un narcisista sul proprio cammino. Non e’ semplice riconoscere immediatamente un narcisista, soprattutto perche’ durante i primi incontri possono essere molto seduttivi ed affascinanti tanto da spingere a perdonarlo quando si rilevano i primi comportamenti che destano sospetti. Con il passare del tempo ci si adatta in modo inconsapevole e disfunzionale alla relazione tossica, si impara a sviluppare l’arte dell’accettazione a tutti i costi camuffata da diplomazia, a scapito della propria serenita’. Per comprendere meglio il perche’ ci troviamo a vivere esperienze relazionali dolorose da cui non riusciamo a liberarci, e’ utile ricorrere alla teoria della Schema Therapy di J. Young. Questa teoria propone diciotto schemi mal adattivi chiamati anche trappole della vita, che derivano da esperienze ansiogene dell’infanzia e dell’adolescenza in cui i bisogni fondamentali non sono stati soddisfatti in modo adeguato, compromettendo uno sviluppo sano e stabile. Gli schemi consistono in credenze e supposizioni  che coinvolgono le sensazioni fisiche, le emozioni e il temperamento. Il temperamento fa riferimento al carattere innato della persona che insieme all’umore, alle abilita’ motorie e alla capacita’ di attenzione e di concentrazione determinano inclinazioni naturali come la timidezza, l’aggressivita’, ecc. che originano dal corredo genetico.   Le influenze ambientali possono plasmare e modificare le inclinazioni naturali della persona, per cui la personalita’ emerge dall’interazione e dall’integrazione del temperamento della persona con l’ambiente.
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Roma 1 marzo 2016
A cura del dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta a Roma
Quando si conosce un narcisista (uomo o donna) si sperimenta la sensazione di avere incontrato la persona che si aspettava da una vita, una sensazione di profonda comprensione e di stretta connessione pervade la propria esistenza. Non a caso i narcisisti/e sono persone molto intuitive, che riconoscono il bisogno di affetto e di riconoscimento della vittima, fanno di tutto per farsi voler bene all’inizio della relazione, sono sempre presenti e disponibili, raccontano del future radioso che li attendera’, arrivando quasi ad essere sempre tra i piedi fino a che il potenziale partner non capitolera’sotto la loro insistenza. La conseguenza di questa onnipresenza portera’ la vittima  a pensare che il narcisista (ancora non venuto allo scoperto) e’ l’unica persona che fino ad oggi la ha amata, e’ l’uomo o la donna perfetta. Anche quando mostrera’ qualche crepa nella sua personalita’, verra’ sempre giustificato pur di recuperare quel momento inziale di totale fusione e amore (apparente). La vittima di solito presenta un passato relazionale costellato di relazioni instabili, di tradimenti o di partner inaffidabili, per cui aver  trovato un compagno/a amorevole, in un primo momento fa vivere loro la speranza di aver ottenuto tutto quello che fin ora avevano sempre desiderato. Il narcisista inizialmente mette la sua vittima su un piedistallo facendola sentire unica, completamente unita a se’, due anime fuse in una, il tutto avvolto in una sensazione di profonda familiarita’. Quella sensazione di profonda unione in realta’ non e’ altro che il primo passo per insediarsi figuratamente nella mente e nello spirito della propria vittima di cui iniziera’ ad appropriarsi gradualmente. Il rapporto che si instaura nella coppia (narcisista-dipendente) e’ quello di totale fiducia e disponibilita’ nei confronti del narcisista, visto come quello/a che e’ in grado di comprendere ed esaudire ogni desiderio e bisogno.

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Giovedi’ 10 dicembre 2011
NON SAPER RICEVERE AMORE – Intervista al Dott. Marco Salerno – Psicologo e Psicoterapeuta – a cura di Daniela Cavallini
Daniela Cavallini:
Dott. Salerno, innanzitutto grazie per la Sua disponibilità. L’idea di questa mia intervista, nasce da un Suo post, nel quale enfatizza proprio l’incapacità di ricevere amore. Che cosa significa?
Dott. Marco Salerno:
Grazie a Lei. L’incapacità di ricevere amore può essere spiegata dal fatto che, quando si anela per tanto tempo all’amore, si rischia di associarlo al dolore di non averlo mai avuto in passato. La difficoltà di chi fugge da un coinvolgimento emotivo é da rintracciare nelle relazioni affettive originarie avute con le figure emotivamente significative della propria vita che sono state o assenti o presenti in modo imprevedibile ed alternato. Questo ha generato un modo di intendere i rapporti interpersonali poco solido e chiaro secondo cui, nella migliore delle ipotesi, si costruiscono relazioni fragili mentre nella peggiore si rifugge completamente un rapporto per paura di essere abbandonati nuovamente o perché nel profondo si immagina di non meritare amore e considerazione.

Daniela Cavallini:

Spesso “misuriamo” l’amore altrui attraverso la valutazione dell’accoglimento riservato alle nostre richieste, quelle che Lei definisce “prove”,talvolta tralasciando quanto esse possano essere estenuanti e, conseguentemente, ad alto rischio di rifiuto. Possiamo considerare tra le cause della percepita mancanza d’amore, la mancanza di empatia?
Dott. Marco Salerno:
La ricerca delle prove d’amore é una trappola da cui ci si libera solo se si abbandona la fantasia di ricevere certezze sulla durata della relazione per essere rassicurati che ne vale la pena e che non si soffrirà mai. Nessuno può dirci se e quanto una relazione durerà, ogni rapporto presenta la sua percentuale di rischio che si assottiglia quanto piu’ la coppia possiede una progettualità di vita condivisa. Piu’ che di mancanza di empatia parlerei della difficoltà di riconoscere l’eredità affettiva che ci portiamo dietro, poiché questa, se non risolta, ci presenta il conto ogni qual volta abbiamo la possibilità di sperimentare un sentimento d’amore. Le esperienze affettive negative primarie definiscono la nostra identità per cui non é affatto facile riconoscerle e liberarsene poiché sono parte di noi e costituiscono un punto di riferimento nel nostro universo personale. A supporto di questo punto di vista, chi porta dentro di sé una voce autocritica rilevante accoglie con fatica un partner che invece si mostra attento, disponibile ad amare come se qualcosa di positivo che arriva dall’esterno, potesse mettere in crisi la propria identità che non consente di sperimentare pienamente e di godere di un rapporto affettivo.
Daniela Cavallini:
Se é vero che l’amore genera amore, così com’é altrettanto vero il contrario, é realistico riconoscere nell’angoscia “da mancanza” il percorso che induce alla “pietrificazione” di cui ho parlato nell’introduzione. É congruo parlare di alessitimia?
Dott. Marco Salerno:
La mancanza di amore di solito innesca meccanismi di difesa o di compensazione per far fronte ad una situazione che soprattutto quando si é bambini é intollerabile. L’alessitimia é una delle difese che un individuo può innescare quando il dolore psichico diventa intollerabile. É intesa come l’incapacità ad esprimere verbalmente o a nominare le proprie emozioni, non distinguendo le une dalle altre. Le cause di questo disturbo possono essere ricondotte a diversi fattori sia di tipo psicologico che neurologico. Secondo
McDougall (1982) l’alessitimia é una difesa straordinariamente forte contro il dolore psichico convertito a volte in un disturbo somatico (psicosomatico). Accanto alla casistica degli alessitimici, le ragioni che portano alla “pietrificazione del cuore” o alla difficoltà nel ricevere amore sono da rintracciare nel rapporto che da bambini si ha avuto con gli adulti affettivamente significativi. Il bambino che é cresciuto con l’idea di non essere mai abbastanza per i propri genitori, probabilmente sarà un adulto che ricercherà inconsapevolmente relazioni amicali o di coppia che replicano un rapporto squilibrato, dove si alternano momenti di idealizzazione (ho incontrato la persona dei miei sogni) ad altri in cui si sente mortificato e umiliato. L’adulto emotivamente cristallizzato é stato un bambino che se avesse compreso realmente quanto i suoi genitori sono stati inaffidabili non sarebbe stato piu’ in grado di sopravvivere e avrebbe sviluppato gravi disturbi psichici. Non gli é rimasto altro che prendersi la colpa dell’insoddisfazione che i genitori gli hanno attribuito e fidarsi di loro solo sul piano materiale, maturando l’idea che non é bastato quello che era per ricevere amore, ma l’affetto se lo doveva guadagnare.

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GRUPPO DI AIUTO A ROMA  PER RICONOSCERE E LIBERARSI DALLA MANIPOLAZIONE E DALLA DIPENDENZA AFFETTIVA

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OBIETTIVO:

l’obiettivo del gruppo è quello di fornire ai partecipanti sia le conoscenze per riconoscere e comprendere i meccanismi della manipolazione e della dipendenza affettiva sia di sviluppare gli strumenti pratici e concreti per difendersi da un manipolatore/trice affettivo e gestire correttamente la dipendenza affettiva.

Verranno illustrate le cause della manipolazione e della dipendenza affettiva,  le ragioni che conducono inconsapevolmente ad avvicinarsi ad un manipolatore/trice e le tipologie del manipolatore/trice affettivo. Inoltre si definiranno le conseguenze psico fisiche e sociali che derivano dal rapporto con un manipolatore/trice e le ragioni che ne impediscono l’allontanamento.

Attraverso simulazioni ed esercitazioni guidate i partecipanti impareranno a riconoscere la manipolazione affettiva e la dipendenza relazionale,  avranno la possibilita’ di confrontarsi per esplorare le ragioni che impediscono loro di liberarsi dalla manipolazione e dalla dipendenza affettiva e  di  valutare nuove modalita’ di agire e di  scegliere.

 

QUANDO: il gruppo si svolgerà  mercoledì  21 ottobre 2015 dalle ore 18.30 alle 20.15

DOVE: Roma, presso lo Studio Spadafora De Rosa, in Via G. Cuboni 8 – 00197 Roma (Zona Parioli).

COSTI: la quota dell’incontro è di  Euro 40

ADESIONE: la comunicazione di partecipazione deve essere fatta esclusivamente al numero 3474661496 con versamento anticipato della quota

CONDUTTORE DEI GRUPPI: Dott. Marco Salerno, psicologo e psicoterapeuta a orientamento umanistico integrato

Sito web: www.dottmarcosalerno.com

                www.manipolazioneaffettivaroma.it

 

 

GRUPPO DI AIUTO A ROMA  PER RICONOSCERE E LIBERARSI DALLA MANIPOLAZIONE E DALLA DIPENDENZA AFFETTIVA

 

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OBIETTIVO:

l’obiettivo del gruppo è quello di fornire ai partecipanti sia le conoscenze per riconoscere e comprendere i meccanismi della manipolazione e della dipendenza affettiva sia di sviluppare gli strumenti pratici e concreti per difendersi da un manipolatore/trice affettivo e gestire correttamente la dipendenza affettiva.

Verranno illustrate le cause della manipolazione e della dipendenza affettiva,  le ragioni che conducono inconsapevolmente ad avvicinarsi ad un manipolatore/trice e le tipologie del manipolatore/trice affettivo. Inoltre si definiranno le conseguenze psico fisiche e sociali che derivano dal rapporto con un manipolatore/trice e le ragioni che ne impediscono l’allontanamento.

Attraverso simulazioni ed esercitazioni guidate i partecipanti impareranno a riconoscere la manipolazione affettiva e la dipendenza relazionale,  avranno la possibilita’ di confrontarsi per esplorare le ragioni che impediscono loro di liberarsi dalla manipolazione e dalla dipendenza affettiva e  di  valutare nuove modalita’ di agire e di  scegliere.

 

QUANDO: il gruppo si svolgerà  mercoledì  7 ottobre 2015 dalle ore 18.30 alle 20.15

DOVE: Roma, presso Studio di Psicologia in Via Cesare Fracassini 46 Roma Metro A Flaminio

COSTI: la quota dell’incontro è di  Euro 40

ADESIONE: la comunicazione di partecipazione deve essere fatta esclusivamente al numero 3474661496

CONDUTTORE DEI GRUPPI: Dott. Marco Salerno, psicologo e psicoterapeuta a orientamento umanistico integrato

Sito web: www.dottmarcosalerno.com

                www.manipolazioneaffettivaroma.it

 

 

Il Dott. Marco Salerno conduce esclusivamente a Roma dal  7 ottobre 2015, il gruppo di aiuto per difendersi dalla MANIPOLAZIONE AFFETTIVA e dalla DIPENDENZA AFFETTIVA.

 

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CHE COSA E’ LA DIPENDENZA AFFETTIVA: le persone affette da dipendenza affettiva sono terrorizzate di perdere chi amano, poiché lo considerano l’unica persona che può donare loro amore e affetto.  I dipendenti affettivi chiedono amore a chi non lo sa dare, dedicano la loro vita a soddisfare le richieste del manipolatore e rinunciano a ogni bisogno e desiderio pur di essere amati. La relazione che si instaura tra dipendete e manipolatore affettivo è un circolo vizioso che può essere interrotto solo quando il dipendente affettivo recupera l’autostima, inizia ad ascoltare le proprie emozioni e soprattutto impara a sentirsi finalmente una persona degna di essere amata che non ha bisogno di elemosinare amore.

L’esperienza della manipolazione affettiva devasta chi la vive che si sente sempre meno adeguato e capace di affrontare la vita, facendo dipendere il proprio valore dal giudizio del manipolatore.

CHI E’ IL MANIPOLATORE AFFETTIVO: può essere il partner, o un familiare, un amico, un collega di lavoro che “utilizza” il bisogno di affetto della propria vittima suscitando in lei il senso di colpa, criticandola e aggredendola costantemente quando le sue richieste non vengono soddisfatte. Questo comportamento alla lunga scardina l’autostima della vittima, la quale si sente sempre meno adatta e degna di essere amata. Le conseguenze di questa spirale distruttiva sono devastanti per il dipendente affettivo che sviluppa una serie di sintomi, sia psicologici sia fisici come aggressività, ansia, paura della solitudine, tristezza, emicranie, disturbi digestivi, mancanza di appetito, disturbi del sonno, attacchi di panico e rabbia incontrollata.

OBIETTIVO: l’obiettivo del gruppo è quello di dare ai partecipanti l’opportunita’ di condividere i loro vissuti  con chi ha sperimentato le  stesse esperienze per non sentirsi piu’ soli. Verranno indicate, attraverso il confronto e la condivisione con gli altri membri del gruppo:

– le conoscenze per comprendere i meccanismi della manipolazione e della dipendenza affettiva

–  gli strumenti pratici e concreti per difendersi da un manipolatore affettivo

–  nuove modalità di comportamento per riconoscere il manipolatore affettivo e tenerlo a distanza

– scoprire le motivazioni alla base della dipendenza affettiva  che conducono inconsapevolmente ad avvicinarsi ad un manipolatore

– attraverso simulazioni, esercitazioni guidate e giochi psicologici i partecipanti sperimenteranno nuove modalità di relazione  e recupereranno la fiducia in sé e l’autostima, consapevoli di essere capaci di agire e  liberi di  scegliere

– avranno appreso che una relazione sana e stabile si fonda sulla capacità di rispettarsi e di prendersi un tempo per imparare ad amarsi e farsi amare per quello che sono veramente e non per quello che gli altri si aspettano da noi.

– tecniche di rilassamento mindfulness per affrontare i momenti critici e ritrovare equilibrio e il contatto con se stessi.

QUANDO: il percorso di gruppo iniziera’ il 7 ottobre 2105 e si svolgerà il mercoledì con cadenza quindicinale(due incontri al mese) dalle ore 18.30 alle 20.30

DOVE: Roma, presso Studio di Psicologia in Via Cesare Fracassini 46 Roma Centro metro A Flaminio

CONDUTTORE DEI GRUPPI:

Dott. Marco Salerno, psicologo e psicoterapeuta a orientamento umanistico integrato

Sito web: www.dottmarcosalerno.com

Tel. 3474661496

COME ISCRIVERSI AL PERCORSO DI GRUPPO: chi è interessato a partecipare al gruppo di aiuto per liberarsi dalla manipolazione e dalla dipendenza affettiva deve inviare una mail di richiesta al seguente indirizzo di posta elettronica:

dottmarcosalerno@gmail.com

Si prega di specificare nell’oggetto dell’email la seguente dicitura: “richiesta di iscrizione al gruppo di aiuto per la manipolazione e la dipendenza affettiva a Roma”.

Il Dott. Marco Salerno inviera’ il programma dettagliato del percorso affinché gli interessati ne prendano visione e confermino la loro partecipazione.

CORSO VIA SKYPE: Le persone che non risiedono a Roma e desiderano seguire il corso possono fare richiesta del corso on line che verra’ erogato via Skype ad orari e giorni concordati.